The Symposium in the diver’s tomb (it)

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Fresco from the diver's tomb

Fresco from the diver’s tomb

Títolo e data Simposio della Tomba del Tuffatore, 470 a. C
Autore Sconosciuto
Técnica Affresco
Tema Rappresentazione del simposio greco

 

INFORMAZIONI SULLA TECNICA DI REALIZZAZIONE E SUL PITTORE.

La “Tomba del Tuffatore” rinvenuta a Paestum nel 1968, risale al V secolo a.C. e costituisce uno straordinario documento di quello che doveva essere la grande pittura parietale greca di quel secolo glorioso. In quest’opera ritroviamo le stesse caratteristiche pittoriche che rivestivano i muri degli edifici pubblici e religiosi di Atene e delle altre più importanti città greche e della Magna Grecia. La tecnica ad affresco, infatti, caratterizza le cinque lastre che costituiscono le pareti e la copertura di questa tomba poco più grande di un sarcofago. Per ciascuna figura esiste un tracciato preliminare: evidente è il contorno inciso sull’intonaco generato da una punta stondata, seguito poi dalla campitura di colore. La stesura pittorica fu eseguita da almeno due artisti distinti. L’uno privilegia la monumentalità delle figure, l’altro è più attento ai valori decorativi. Si nota, comunque, che gli atteggiamenti sempre diversi delle figure, le bocche dischiuse, gli occhi grandi ed espressivi, la cura nel disegno anatomico, l’attenzione agli effetti prospettici, la vivacità dei colori fanno di quest’opera lo specchio della pittura di Polignoto di Taso, un pittore e bronzista greco piuttosto conosciuto.

 USI E COSTUMI. DESCRIZIONE DELL’OPERA.

Nella cultura greca emerge con grande evidenza l’importanza della commensalità e dei rituali connessi con il mangiare e il bere, tutti con una grande valenza sociale, come: il banchetto, il simposio, i rituali dell’ospitalità, le feste sia civili che religiose. Il banchetto, presso i Greci, si configura come una delle più importanti forme di socializzazione che fa parte integrante dell’organizzazione politico-sociale della Polis.

Nella Grecia, ma anche nella Magna Grecia di V sec. a.C. il rituale della commensalità si divide in: banchetto (deipnon) e simpòsio (sympósion).

Nella Tomba del Tuffatore tre delle quattro pareti propongono un simpòsio (termine greco che vuol dire “bere insieme”), cioè il momento in cui, dopo il banchetto, si beve. Sopra ad una fascia basamentale color ocra, sono allineati dei letti detti klìnai. Era diffusa la pratica di mangiare sdraiati secondo un’usanza mutuata probabilmente dal mondo fenicio; i commensali mangiavano semi sdraiati su letti conviviali. Nell’affresco quattro klìnai sono occupati da coppie di simposiasti; gli altri due, invece, ospitano ciascuno un solo commensale. I partecipanti al simpòsio, distesi su coltri azzurre e con un gomito su un cuscino, in modo da poter tenere sollevata la parte superiore del corpo, sono a busto nudo. I loro mantelli li coprono dai fianchi in giù e hanno la testa coronata da fronde di ulivo, fronde che decorano pure i bassi tavoli posti di fronte ai letti. Il simpòsio era sempre accompagnato dalla musica e dal canto. I musici, quasi sempre donne, le etere, al suono del doppio flauto o dell’arpa accompagnavano le esibizioni delle danzatrici. Spesso intervenivano anche giocolieri e acrobati per animare ancor più la serata. Nell’opera i suonatori hanno deposto i loro strumenti, mentre un cantore giovane, accompagnato dal suono di un doppio flauto, canta portandosi una mano alla testa che tiene rovesciata indietro, secondo una ricorrenza iconografica tradizionale che simboleggia il rapimento estatico durante il canto.

Quasi tutti i commensali hanno in mano una kylix colma di vino. Un giovane con una leggera barba fa roteare la propria, tenendola con l’indice destro infilato nell’asola di una delle anse, nel gioco detto del kòttabos, più volte raffigurato nella ceramica greca. Il gioco consisteva nella destrezza a centrare, con i rimasugli del vino, un vaso metallico posto a una certa distanza, facendolo risuonare: la sua riuscita veniva interpretata come sicura corrispondenza in amore.

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